Approfondimento
I livelli energetici dell’atomo di idrogeno
Nella scheda abbiamo posto il problema agli autovalori per l’energia e ci siamo limitati a riportare i livelli dell’atomo di idrogeno. Qui lo risolviamo.
Il problema. Il nucleo dell’atomo di idrogeno ha carica +e e genera il potenziale V(r)=e/(4πε0r); l’elettrone che gli orbita intorno ha carica q=−e, quindi la sua energia potenziale è qV(r)=−e2/(4πε0r), negativa come dev’essere per un’attrazione. Il problema agli autovalori della scheda diventa
(qV(X)+2m1P2)∣ψ⟩=E∣ψ⟩
Scriviamolo per le funzioni d’onda. L’operatore P associa a ψ la funzione −iℏ∇ψ, quindi P2 le associa −ℏ2∇2ψ, e l’equazione diventa
−2mℏ2∇2ψ−4πε01re2ψ=Eψ
Prima restrizione. Restringiamo il campo di ricerca alle funzioni che dipendono solo dalla distanza r dal nucleo, cioè agli stati a simmetria sferica. Come nella quarta scheda, restringere il campo non è un’ipotesi sul risultato: alla fine verificheremo sull’equazione di partenza quello che avremo trovato.
Per una funzione della sola r il laplaciano si scrive
∇2ψ=dr2d2ψ+r2drdψ=r1dr2d2(rψ)
L’ultima uguaglianza si controlla derivando due volte il prodotto
dr2d2(rψ)=drd(ψ+rdrdψ)=2drdψ+rdr2d2ψ
Questo suggerisce la sostituzione u(r)=rψ(r): moltiplicando per r l’equazione, al posto del laplaciano compare proprio d2u/dr2 e otteniamo un’equazione in una sola variabile
−2mℏ2dr2d2u−4πε01re2u=Eu
Cerchiamo gli stati legati, quelli in cui l’elettrone resta vicino al nucleo: per questi l’energia è negativa, quindi −2mE/ℏ2 è una quantità positiva. Poniamo allora κ2=−2mE/ℏ2 e A=me2/(2πε0ℏ2), e moltiplicando per −2m/ℏ2 l’equazione si riscrive
dr2d2u+rAu−κ2u=0
chiamiamola 1a. Sulla soluzione abbiamo due richieste: u(0)=0, perché altrimenti ψ=u/r divergerebbe nel nucleo, e u→0 per r→∞, perché altrimenti l’elettrone non sarebbe legato.
Seconda restrizione. Per r grande il termine A/r è trascurabile e la 1a si riduce a d2u/dr2=κ2u, che ha per soluzioni eκr ed e−κr: solo la seconda va a zero. Cerchiamo allora u nella forma
u(r)=w(r)e−κr
con w da determinare. Le derivate sono
drdudr2d2u=(drdw−κw)e−κr=(dr2d2w−2κdrdw+κ2w)e−κr
e sostituendo nella 1a il termine in κ2w si cancella con −κ2u; semplificando poi il fattore e−κr, che non si annulla mai, resta
dr2d2w−2κdrdw+rAw=0
chiamiamola 2a.
Terza restrizione. Cerchiamo w tra le funzioni sviluppabili in serie di potenze, e senza termine noto, perché u(0)=0:
w(r)=k=1∑∞ckrk
I tre termini della 2a diventano
dr2d2w−2κdrdwrAw=k=1∑∞k(k−1)ckrk−2=k=1∑∞k(k+1)ck+1rk−1=−2κk=1∑∞kckrk−1=Ak=1∑∞ckrk−1
dove nella prima riga abbiamo spostato di uno l’indice della somma — il termine con k=1 è nullo — per avere in tutti e tre i termini la stessa potenza rk−1. La 2a si scrive allora
k=1∑∞[k(k+1)ck+1−2κkck+Ack]rk−1=0
Questa deve valere per ogni r, e una serie di potenze è identicamente nulla solo se sono nulli tutti i suoi coefficienti; quindi
ck+1=k(k+1)2κk−Ack
chiamiamola 3a. Fissato c1, la 3a determina tutti gli altri coefficienti: la soluzione è una sola, a meno del fattore costante.
La serie deve interrompersi. Supponiamo che non si interrompa. Per k grande il termine A diventa trascurabile rispetto a 2κk e la 3a dà
ckck+1≅k+12κ
ma questo è esattamente il rapporto tra due coefficienti successivi dello sviluppo e2κr=∑k=0∞(2κ)krk/k!. Allora w si comporterebbe come e2κr e u=we−κr come eκr, che non va a zero: la soluzione non sarebbe uno stato legato.
Deve dunque esistere un intero n≥1 con cn=0 e cn+1=0. In base alla 3a questo accade se e solo se
2κn−A=0⇔κ=2nA
Ecco da dove viene il numero intero: non lo abbiamo imposto noi, lo impone la richiesta che l’elettrone resti legato al nucleo.
I livelli. Ricordando che κ2=−2mE/ℏ2 e che A=me2/2πε0ℏ2, abbiamo
E=−2mℏ2κ2=−8mn2ℏ2A2=−8mn2ℏ24π2ε02ℏ4m2e4=−32π2ε02ℏ2n2me4
e infine, sostituendo ℏ=h/2π,
En=−8ε02h2n2me4
Come volevasi dimostrare.
Verifica. Prendiamo il primo livello, n=1. La 3a dà subito c2=0, quindi w=c1r, u=c1re−κr e la funzione d’onda è ψ=c1e−κr con κ=A/2=me2/(4πε0ℏ2). Il laplaciano vale
∇2ψ=rc1dr2d2(re−κr)=rc1(κ2r−2κ)e−κr=(κ2−r2κ)ψ
e sostituendo nell’equazione di partenza
−2mℏ2(κ2−r2κ)ψ−4πε01re2ψ−2mℏ2κ2ψ+(mℏ2κ−4πε0e2)rψ−2mℏ2κ2ψ=Eψ⇔=Eψ⇔Il termine in 1/r si annulla=EψVerificata.
Il termine in 1/r si annulla perché ℏ2κ/m=e2/(4πε0), che è proprio la definizione di κ per n=1; resta E=−ℏ2κ2/2m, cioè la formula trovata.
Cosa abbiamo lasciato fuori. Abbiamo cercato solo tra le funzioni a simmetria sferica, quelle a momento angolare nullo. Esistono anche soluzioni che dipendono dagli angoli, con momento angolare diverso da zero, e servono per descrivere gli stati dell’atomo; ma non danno livelli nuovi: ogni En compare già tra le soluzioni trovate qui. Per i livelli energetici, che è quello che ci serviva, la restrizione non ha tolto nulla.
Il numero n è quello che nella nona scheda compare nei salti tra i livelli: un atomo che passa da un livello di energia Ei a uno di energia Ef emette un fotone di energia Ei−Ef.