Una scelta Perché preferiamo le matrici hermitiane?

Ricavando l’equazione di evoluzione abbiamo trovato una matrice antihermitiana, A(t)A(t), e l’abbiamo subito sostituita con H(t)=iA(t)H(t)=iA(t), che è hermitiana. La sostituzione non aggiunge e non toglie nulla al risultato: le due scritture dicono la stessa cosa. Vediamo perché preferiamo la seconda.

Reali e immaginari puri

Fra le matrici e i numeri c’è un’analogia stretta, e in essa l’operazione di aggiunto corrisponde alla coniugazione complessa. Un numero è reale quando coincide con il suo coniugato, z=zz^*=z; è immaginario puro quando cambia segno, z=zz^*=-z. Allo stesso modo una matrice è hermitiana quando H+=HH^+=H, ed è antihermitiana quando A+=AA^+=-A.

L’analogia prosegue: moltiplicare per ii porta un numero reale in un immaginario puro e viceversa, e porta una matrice hermitiana in una antihermitiana e viceversa. È il passaggio che abbiamo fatto scrivendo H=iAH=iA, lo stesso che avevamo già fatto passando dall’operatore derivata DD alla matrice K=iDK=iD.

Gli autovalori

La differenza si vede meglio negli autovalori. Sia ψ|\psi\rangle un autovettore di una matrice hermitiana HH, con autovalore aa, cioè Hψ=aψH|\psi\rangle=a|\psi\rangle. Allora

aψψ=ψHψ=(ψH+ψ)=(ψHψ)=aψψ\begin{aligned} a\langle\psi|\psi\rangle & =\langle\psi|H|\psi\rangle={\left(\langle\psi|H^+|\psi\rangle\right)}^* \\ & ={\left(\langle\psi|H|\psi\rangle\right)}^*=a^*\langle\psi|\psi\rangle \end{aligned}

dove il secondo passaggio vale per qualunque matrice e il terzo usa H+=HH^+=H. Poiché ψψ\langle\psi|\psi\rangle non è nullo, resta a=aa=a^*: l’autovalore è reale. Rifacendo lo stesso conto con una matrice antihermitiana, dove A+=AA^+=-A, il terzo passaggio cambia segno e si arriva a a=aa=-a^*: l’autovalore è immaginario puro. Lo zero, che è reale e immaginario puro insieme, è l’unico valore che le due famiglie hanno in comune.

Perché scegliamo le hermitiane

Perché i numeri reali sono quelli con cui si esprime il risultato di una misura. Vedremo più avanti che le matrici hermitiane corrispondono a grandezze fisiche che già conosciamo — l’energia, la quantità di moto, la posizione — e che i loro autovalori sono i valori che quelle grandezze possono assumere. Non è una corrispondenza che imponiamo adesso: verrà fuori da sé, e trovarla scritta con numeri reali ci risparmierà di doverla tradurre ogni volta.

E se avessimo tenuto A?

Non sarebbe cambiato nulla di essenziale. Il percorso resterebbe lo stesso: le formule avrebbero qualche ii in più e qualche cambio di segno da tenere presente, ma le conclusioni sarebbero le medesime. E l’unità immaginaria non sparirebbe: qui l’abbiamo estratta subito, mettendola davanti alla matrice; se non lo avessimo fatto, l’avremmo incontrata comunque poco più avanti. È l’equazione a richiederla, non la nostra notazione.

A questo punto della trattazione le due scritture sono del tutto equivalenti: dire che AA è antihermitiana e dire che HH è hermitiana è dire la stessa cosa. Abbiamo scelto la seconda perché è quella in cui riconosceremo prima le grandezze che ci interessano.

La Quantistica · Nota N.08 · Rev. 2026 F. Palma