Una scelta Perché preferiamo le matrici hermitiane?
Ricavando l’equazione di evoluzione abbiamo trovato una matrice antihermitiana, , e l’abbiamo subito sostituita con , che è hermitiana. La sostituzione non aggiunge e non toglie nulla al risultato: le due scritture dicono la stessa cosa. Vediamo perché preferiamo la seconda.
Reali e immaginari puri
Fra le matrici e i numeri c’è un’analogia stretta, e in essa l’operazione di aggiunto corrisponde alla coniugazione complessa. Un numero è reale quando coincide con il suo coniugato, ; è immaginario puro quando cambia segno, . Allo stesso modo una matrice è hermitiana quando , ed è antihermitiana quando .
L’analogia prosegue: moltiplicare per porta un numero reale in un immaginario puro e viceversa, e porta una matrice hermitiana in una antihermitiana e viceversa. È il passaggio che abbiamo fatto scrivendo , lo stesso che avevamo già fatto passando dall’operatore derivata alla matrice .
Gli autovalori
La differenza si vede meglio negli autovalori. Sia un autovettore di una matrice hermitiana , con autovalore , cioè . Allora
dove il secondo passaggio vale per qualunque matrice e il terzo usa . Poiché non è nullo, resta : l’autovalore è reale. Rifacendo lo stesso conto con una matrice antihermitiana, dove , il terzo passaggio cambia segno e si arriva a : l’autovalore è immaginario puro. Lo zero, che è reale e immaginario puro insieme, è l’unico valore che le due famiglie hanno in comune.
Perché scegliamo le hermitiane
Perché i numeri reali sono quelli con cui si esprime il risultato di una misura. Vedremo più avanti che le matrici hermitiane corrispondono a grandezze fisiche che già conosciamo — l’energia, la quantità di moto, la posizione — e che i loro autovalori sono i valori che quelle grandezze possono assumere. Non è una corrispondenza che imponiamo adesso: verrà fuori da sé, e trovarla scritta con numeri reali ci risparmierà di doverla tradurre ogni volta.
E se avessimo tenuto A?
Non sarebbe cambiato nulla di essenziale. Il percorso resterebbe lo stesso: le formule avrebbero qualche in più e qualche cambio di segno da tenere presente, ma le conclusioni sarebbero le medesime. E l’unità immaginaria non sparirebbe: qui l’abbiamo estratta subito, mettendola davanti alla matrice; se non lo avessimo fatto, l’avremmo incontrata comunque poco più avanti. È l’equazione a richiederla, non la nostra notazione.
A questo punto della trattazione le due scritture sono del tutto equivalenti: dire che è antihermitiana e dire che è hermitiana è dire la stessa cosa. Abbiamo scelto la seconda perché è quella in cui riconosceremo prima le grandezze che ci interessano.